Relazione del Dr. Andrea Gagliardo del Laboratorio del sonno Neurologico di Palermo, nell'ambito del congresso organizzato dal Dr. Aldo Messina, responsabile U.O. Audiologia del Policlinico Universitario di Palermo.
Una delle ipotesi più accreditate sulle funzioni del sonno, teorizzata da Tononi e Cirelli, viene definita la Teoria dell'Omeostasi Sinaptica: quando dormiamo siamo essenzialmente "offline" cioè i nostri sistemi sensoriali sono disconnessi per consentire il sonno. Ma qual è il vantaggio di dormire e di correre il pericolo di essere inerti verso l'ambiente esterno ?
Durante la veglia le sinapsi che permettono ai neuroni di comunicare tra loro si potenziano come risultato dell'apprendimento e del costante adattamento all'ambiente. Questo fenomeno viene definito plasticità sinaptica. La Plasticità è essenziale per sopravvivere, ma è anche un processo costoso, perchè sinapsi più forti richiedono più energia e componenti cellulari con conseguente limitazione della possibilità di apprendere.
Secondo questa teroria il sonno è il prezzo che paghiamo per la plasticità sinaptica: durante il sonno si consolida la memoria sinaptica ed inoltre vengono normalizzate e depotenziate tutte le sinapsi che rappresentano un "rumore di fondo", recuperando energie utili per consentire ulteriore apprendimento.
Nel cervello avvengono meccanismi sinaptici simili durante i compiti di attenzione selettiva e durante il sonno e per questo motivo la privazione di sonno indotta da un sonno frammentato può essere causa di turbe attentive.
Per i medici la sindrome delle apnee del sonno è una patologia troppo sottovalutata. Grazie alle nuove tecnologie oggi le diagnosi e i trattamenti sono più semplici da gestire
La semplice ‘quantità’ non è in grado di definire la ‘qualità’ del sonno. Per questo, dopo aver pubblicato nel 2015 le linee guida sulla durata ideale del sonno che differisce in base all’età, quest’anno la National Sleep Foundation completa il quadro, pubblicando una consensus sui caratteri che definiscono un sonno di qualità.
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Fonte: Scienza e farmaci
Cosa succede al nostro cervello quando dormiamo? Si riorganizza e gran parte delle sinapsi che si sono gonfiate durante la giornata si rimpiccioliscono allo scopo di riordinare quanto abbiamo appreso durante il giorno e cancellare le informazioni superflue. A realizzare la scoperta è stato un gruppo di ricercatori italiani che lavorano tra Università del Wisconsin e l’Università Politecnica delle Marche usando dei microscopi molto potenti.
Lo studio
La dimostrazione in immagini di questo processo è stata ottenuta grazie a una ricerca su topolini pubblicata su Science. “Siamo partiti da un’ipotesi (teoria della omeostasi sinaptica) – spiega Chiara Cirelli che lavora con Giulio Tononi in America – secondo cui il sonno è essenziale perché permette al nostro cervello di imparare cose nuove ogni giorno”.
Quando impariamo, le sinapsi si rafforzano. Il potenziamento delle sinapsi, però, non può continuare all’infinito. Le sinapsi del nostro cervello sono un numero esorbitante, 100.000 miliardi, e se il processo di crescita non si ferma si arriva a una condizione di saturazione nociva.
Durante il sonno le sinapsi possono rimpicciolirsi in modo “intelligente”, permettendo alle informazioni appena apprese e rilevanti di essere archiviate, ed eliminando (dimenticando) i dettagli superflui. Per la prima volta, spiega Cirelli, si è visto che gran parte delle sinapsi, circa l’80%, si riduce di circa il 20% durante le 6-7 ore di sonno.
Lo studio dimostra anche che la rinormalizzazione sinaptica risparmia una minoranza delle sinapsi, quelle molto grandi, forse perché depositarie dei nostri ricordi più stabili. Uno dei prossimi passi per i ricercatori di Madison sarà vedere cosa succede in caso di sonno disturbato o carente per capire se il processo di ‘riordino’ si sposta di giorno o se avviene in modo disordinato.
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